Casa dell’ Arte

Questo reciproco rapporto fra interno ed esterno, fra contenuto e contenitore, rappresenta un nuovo strumento comunicativo che permette all’anima del luogo di manifestarsi in chi la “abita”, assorbendola in sé e rilanciandola in modo creativo, per consegnare il luogo stesso nella propria autenticità ad un uso contemporaneo, come irripetibile testimone del tempo e base dalla quale ripartire.

Il progetto parte quindi dall’idea di abitare un luogo “dimenticato”, farlo diventare casa di idee creative e innescare così un processo virtuoso di promozione del contenitore stesso, capace di veicolare risorse per un suo riutilizzo funzionale.

 Una casa dell’arte, nell’arte e per l’arte…

L’obiettivo è quello di pro-vocare una rinnovata sensibilizzazione e una consapevole ri-appropriazione di uno dei tanti luoghi abbandonati: “spazi indecisi” di cui la città sembra averne perso “traccia”.

La conservazione del patrimonio architettonico, elemento essenziale per la nostra memoria, pone da sempre un contrasto irrisolto fra opportunità e risorse limitate, mutuando l’operatività degli interventi all’inderogabile scelta di priorità.

Esiste pertanto un consistente patrimonio per così dire sommerso, nascosto, di “cultura diffusa”, che silenziosamente continua ad esistere come ulteriore forma di possibilità, pur essendo escluso dalla fruizione.

La logica della rifunzionalizzazione si configura pertanto come l’azione più efficace ad assicurare la manutenzione continuativa di tali edifici e la conoscenza del loro valore testimoniale.

Valorizzare significa perciò riprendere contatto dell’origine, dell’evento iniziale che  ha creato la significatività del bene, conservare, prenderne cura, nella stessa locuzione che più sopra è stata definita propria dell’ abitare appunto.

La “ricerca dell’arte”, paradigma e finalità della Federazione tanto da esserne parte della denominazione stessa, può dunque partire da qui, trovare uno di questi luoghi e riportarlo alla luce della città, perché la città stessa si riappropri di una parte di sé promuovendone un’operazione di recupero funzionale ed artistico, in un’ottica di tutela che non ne alteri l’autenticità ma favorisca un virtuoso processo del “far avvenire”.

Far avvenire … cioè conoscere per promuovere.

Da una recente inchiesta svolta dalla Conferenza Episcopale Italiana è emerso che i beni culturali ecclesiastici costituiscono una quota parte impegnativa ed importante nel contesto nazionale, stimabile in una percentuale del 70-80%; tale realtà, ben rappresentata nella stessa città di Piacenza – denominata non a caso la città “delle cento Chiese” – si inscrive nel grande tema della tutela e della conservazione, subordinato tuttavia alla reperibilità di fondi sempre insufficienti.

Pages: 1 2 3