Il difficile mestiere di rapper se hai un papà famoso

Rappa  “sono fatto” e a casa, come racconta all’Agi la madre Laura, canticchia sempre “Soldi” il brano di Mahmood, il milanese di padre egiziano che ha vinto il Festival Sanremo.  Potrebbero bastare questi due elementi per far diseredare Leonardo Apache La Russa, terzogenito del senatore di  Fratelli d’Italia nonché vicepresidente del Senato Ignazio La Russa.

L’adolescente ribelle (ha solo 16 anni), con il nome d’arte Larus, seguendo le orme di Travis, figlio del direttore de Il Fatto Marco Travaglio e di Tredici Pietro, ultimogenito di Gianni Morandi, ha deciso di diventare un trapper, dando vita, due mesi fa al pezzo “Quanto è bello essere Larus” in cui con il linguaggio politically uncorrect  tipico del genere musicale, rappa “Tu non c’eri quando fottevo troie come fossi Bobo Vieri”. 

Ma il vero scompiglio in famiglia è arrivato pochi giorni fa quando il piccolo di casa La Russa ha pubblicato sul suo canale YouTube il video della sua nuova creazione, “Sottovalutati”, in cui  intona “Sono tutto matto, sono tutto fatto, sono tutto pazzo, ma ti fotto pure senza storie” e Radio Deejay è andata a chiederne conto al superproibizionista genitore.

La Russa padre ha spiegato che quell’imbarazzante “Sono fatto” secondo lui non ha a che fare con lo stordimento psichedelico, aggiungendo un deciso “Ma se lo acchiappo con la droga lo ammazzo”. E  ha quindi raccontato che quando  ha provato a criticare il testo parecchio politically uncorrect del figlio Larus lui gli ha spiegato che senza parolacce le canzoni rap non hanno senso, chiosando con un deciso “papà non sai un ca..o dei rapper”.

Poco ma sicuro: non per niente La Russa,  amante della musica italiana tradizionale, al  recente Sanremo da Pecora, su Radiouno si è esibito in un classicone, “Dove sta Zazà”. Adesso con l’Agi derubrica la passione del figlio a  hobby, spiegando che il rap non è destinato a diventare una professione e che il nome d’arte Larus l’ha scelto Leonardo, “per separare il suo lato artistico dalla famiglia”. 

Anche la mamma, nonostante “Sottovalutati”, che Leonardo ha realizzato con il collega rapper Apo way, ad oggi abbia collezionato 31.600 visualizzazioni, spiega all’Agi che si tratta di “scemenze da ragazzi”. Chiarisce che “I suoi sono testi forti, volgari e senza senso. Non mi piacciono per niente ma visto che non fa niente di sconveniente e il rap lo diverte proibirglielo sarebbe sbagliato”. Anche lei si sente però (quasi) tranquilla sulla questione del “sono fatto”: “Quella parola gli serviva soltanto per la rima. Sulla questione canne noi siamo molto rigidi e lui lo sa bene. Non penso, o almeno lo spero, che se le faccia”.

Laura La Russa descrive il figlio come un ragazzo normale, che “scia, esce con gli amici, tifa Inter come il padre” e che all’ultimo Festival di Sanremo si è appassionato tanto al vincitore Mahmood e al suo brano “Soldi”: “Lo canticchia sempre”.  Leonardo, che a Milano ha sempre frequentato le scuole internazionali, quest’anno era andato a studiare nel Regno Unito: “Ma non si è trovato bene, è tornato e ora l’ho iscritto al liceo artistico” racconta la madre, spiegando che quando “Sottovalutati” è diventato una notizia, Leonardo era contentissimo e in casa si divertiva “come un ragazzino sotto l’albero il giorno di Natale”, intento a contare le visualizzazioni  su YouTube.

Tornerà presto la pace in famiglia? Questo weekend ci penserà Geronimo La Russa, il fratello  maggiore di Leonardo (è nato dal primo matrimonio del politico) che racconta all’Agi di aver visto il video soltanto due giorni fa: “Ma non mi stupisce, mio fratello è sempre stato un po’ artistoide”. Non ci ha ancora parlato, ma dice che andrà a pranzo dalla famiglia “per vedere che aria tira”.

Del resto, quando c’è di mezzo il trap gli scontri generazionali sono destinati ad accentuarsi: Tredici Pietro, 22 anni, ultimogenito di Gianni Morandi con il suo “Pizza e fichi” (un milione e 400 mila visualizzazioni su YouTube) si è collocato molto lontano dal padre definendo la sua produzione  “musica che non mi arriva” e salvando giusto la collaborazione con Lucio Dalla.

“Sono io il Morandi giusto”, ha detto, scherzando poi ma non troppo con gli haters che lo accusavano di insultare la reputazione del padre: “Beh, anche mio padre insulta la mia reputazione, con tutta quella pappa, quelle canzoni vecchie, d’amore, noiose”. E Gianni? Apprezza la musica del figlio ma da papà un po’ soffre: “Oggi mio figlio Pietro è uscito di casa, non mi ha detto dove e neanche quando torna. Eppure mi ricordo che qualche anno fa era educato ed ubbidiente” si è appena sfogato su Facebook.

Il direttore de Il Fatto quotidiano Marco Travaglio, invece appoggia pienamente l’attività del figlio Alessandro, 24 anni (prima Trava e poi Travis, per rendere meno semplice l’accostamento col genitore) e commentò con un secco “Mi viene da vomitare” le polemiche che due mesi colpirono l’ipotesi di sua partecipazione  al promo musicale del talk  Popolo Sovrano su Raidue.

Forse il direttore che va pazzo per il karaoke e qualche gene musicale a Travis deve averglielo trasmesso, lo sostiene anche  perché suo figlio non fa parte della schiera dei rapper che ce l’hanno col mondo intero: “Con il mio rap non  punto a denunciare i mali della società. Sono già in troppi a farlo. Io sono felice di raccontare quello che vivo nella mia quotidianità, e che può interessare qualsiasi ragazzo tra i 15 e i 30 anni” ha spiegato Travis che ha un curriculum di tutto rispetto: dopo l’esordio da solista nel 2013, la partecipazione a Italia’s got talent due anni dopo, nel  2017 nella sua Torino ha formato la Bilogang, con i rapper G Pillola e Jack Out,  che ha dato vita ai pezzi “Lei”, “Un, due tre stella”, “Cucù settete” e “Happy”, brano pacifista che celebra il funerale della violenza e delle armi. Solo una volta Travis ha fatto arrabbiare papà. Quando, in uno scherzo per le Iene televisive gli fece credere che l’avevano ingaggiato per “Il grande fratello vip”.

Agi