Serena Rossi reciterà in “Diabolik”, ma non riesce a togliersi dalla pelle Mia Martini

Serena Rossi ha un problema di identità. Nonostante abbia il carnet pieno di nuovi film e personaggi (è sul set di “Sette ore per farti innamorare” di Giampaolo Morelli, nel ruolo di una ragazza tosta che tiene corsi di seduzione per uomini, a  ottobre sarà la donna tutta casa e chiesa di “Brave ragazze” di  Michela Andreozzi, poi una figlia dei fiori in “La tristezza ha il sonno leggero”, la doppiatrice di Anna in  “Frozen 2”, e anche una delle attrici del nuovo “Diabolik” dei Manetti Bros, i registi che l’hanno già diretta in “Song’e Napule”  e “Ammore e malavita” non riesce a togliersi dalla pelle e dal cuore Mia Martini. 

L’ha magistralmente interpretata nel film di Riccardo Donna “Io sono Mia” prima evento speciale al cinema e poi assopigliatutto di ascolti (con il 31 per cento di share) su Raiuno nel febbraio scorso, incamerando a Taormina un Nastro d’argento speciale, il secondo della sua carriera.“Mi avevano avvertita che sarebbe stato complicato staccarmi da Mimì” racconta all’AGI  “a un anno e mezzo dall’inizio del percorso di “Io sono Mia” la sento ancora emotivamente molto vicina e mi trovo spesso a pensare come lei. Mimì, odiosamente additata come una donna legata alla sfortuna, mi sta portando molta fortuna”. 

Rossi, 33 anni ha i geni del nonno che scriveva le canzoni di Mario Merola, ha umilmente cominciato la sua carriera dal basso, esibendosi nei matrimoni e nei piano bar della sua Napoli passando poi per la vetrina televisiva di “Un posto al sole”, e oggi è una delle poche artiste italiane che può vantare un’eclettica carriera da attrice-cantante-doppiatrice-conduttrice. Il  progetto di identificazione con l’artista scomparsa nel ’95 è ancora in corso, analizza, forse anche per la vicinanza con la grande amica della Martini Alba Calìa (“sono andata a casa sua prima delle riprese e ora ci frequentiamo”) e con Olivia Bertè, sorella di Mia: “Vado spesso a cena a casa sua, mi ha cucinato la mousse al cioccolato con la ricetta di Mimì, mi ha regalato anche dei suoi vestiti, un gilet e una camicia che metto spesso. E il processo di identificazione con Mia mi ha aiutato anche a liberarmi dei piccoli riti scaramantici che accompagnavano la mia vita”. 

Inchiodava con la macchina al passaggio del gatto nero? 

“Vivo a Roma da dieci anni e la considero la città della mia indipendenza e della mia autonomia. Ma sono rimasta visceralmente legata a Napoli dove c’è la mia famiglia e dove mi portano tanti set.  E da napoletana avevo tutti quei rituali da “non è vero ma ci credo”: non passavo sotto le scale, temevo il sale caduto sulla tavola, i gatti neri… Adesso, dopo aver rivissuto nei panni di Mimì il male che può scaturire  da queste debolezze, ci ho rinunciato. Dico sempre a tutti che la sfiga non esiste, semmai credo alla scaramanzia del pensiero positivo.  E sono felice che la scelta di un’attrice positiva e sorridente come me per il ruolo di Mimì abbia potuto aiutare il pubblico a capire che anche lei era molto solare e leggera”.

Sul palco del Festival di Sanremo davanti a milioni di telespettatori ha detto che era arrivato il momento di chiedere scusa a Mia Martini…

“Lo dovevo proclamare proprio lì, dal palcoscenico che l’aveva a lungo emarginata. Privare un’artista della sua vita professionale è stata una grande forma di violenza”. 

Al Festival, accompagnata al pianoforte da Claudio Baglioni ha omaggiato la Martini intonando “Almeno tu nell’universo”… Prima o poi la vedremo sul palco da concorrente?

“Lo escludo. È troppo impegnativo, per non rischiare di bruciarsi serve un solido progetto discografico. Però mi piacerebbe tornarci da co-conduttrice, e se proprio devo sognare mi piacerebbe farlo accanto a Fiorello e Paola Cortellesi. Molti sono spaventati dal Festival. A me invece dà molta carica, mi sento benissimo su quel palco, accanto a Baglioni ero piena di energia, mi sentivo un grillo”.

A ottobre al cinema esce “Brave ragazze”  la commedia quasi tutta al femminile  di Michela Andreozzi in cui recita accanto alla regista, a Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli,  Silvia D’Amico (e Luca Argentero). Non aveva mai lavorato in un gruppone di donne. 

“Abbiamo sfatato il pregiudizio che teme rivalità e tensioni nei gruppi di lavoro femminili. Sono orgogliosa di come siamo state unite dentro e fuori lo schermo. Interpreto una donna rassegnata alla violenza del marito (e purtroppo ce ne sono ancora tante) e insieme alle amiche a un certo punto decideremo di cambiare il corso della nostra vita in modo spettacolare. Abbiamo girato a Gaeta e mi sono divertita davvero: nel tempo libero dal set tutte andavamo insieme a correre e avevo anche creato un gruppo WhatsApp chiamandolo “Brave ragazze un corno” dove ci scambiavamo messaggi di servizio, battute, video e che ancora teniamo molto in vita, commentando anche le performance dell’una o dell’altra al cinema o in tv”.   

Nella prossima stagione la vedremo anche accanto Stefania Sandrelli, altra ragazza di grande esperienza… 

“Al cinema uscirà “La tristezza ha il sonno leggero”, tratto dal romanzo di Lorenzo Marone e diretto da Marco Mario de Notaris. E’ ambientato a Napoli, durante la caduta del Muro di Berlino. Io sarò una figlia dei fiori un po’ stramba, avevo bisogno di un personaggio leggero dopo il ruolo di Mimì. La capofamiglia è la Sandrelli e io la adoro. M piace osservare le grandi attrici come lei, come si trucca, come si pettina e soprattutto come sa mettersi in discussione. Ho la fortuna di piacerle anche io, scherzando dice che “sono da  mangiare”.  Si era persa al cinema e in tv “Io sono Mia”, le ho regalato il dvd e dopo averlo visto con suo marito mi hanno chiamato commossi”. 

Nel Diabolik dei Manetti Bros cosa farà?

Avrò una piccola parte a cui tengo moltissimo però, Quando si gira con i Manetti Bros (“Song’è Napule” e il pluripremiato “Ammore e Malavita” ndr) si diventa poi parte di una grande famiglia: i Manetti hanno voluto dare un piccolo ruolo a tanti  attori dei loro film anche qui, ma per ora non posso rivelare altro. E’ un fratello ormai anche Giampaolo Morelli che mi dirige in  “Sette ore per farti innamorare”, il film tratto dal suo omonimo romanzo.”. 

 E la sua vera famiglia, quella che forma con Davide Devenuto e vostro figlio Diego? A febbraio scorso, ospiti di Domenica in, su Raiuno, lui le ha fatto a sorpresa, una proposta di matrimonio, diventata virale sul web, vi siete sposati nel frattempo? 

“No, e non abbiamo progetti matrimoniali immediati, stiamo molto bene così, quello era stato un po’ un gioco tv che si è mediaticamente amplificato. Preferisco  dire le cose come stanno, ci ho messo un po’ ad arrivare dove sono ora ma l’ho fatto con le mie forze, passando per la via principale e rifiutando  proposte di trovate mediatiche promozionali che mi volevano sopravvissuta per miracolo a un attacco camorristico, ex bulimica, fidanzata con questo o con quell’altro super-artista…

Ma visto che ha raggiunto il successo mixando doti ed esperienze da attrice, cantante, doppiatrice e conduttrice, ha deciso cosa vuole fare da grande?

 “Non voglio proprio scegliere. Mi batto per la libertà di esprimermi a 360 gradi, tra l’altro saper cantare è un valore aggiunto, perché tanti ruoli cinematografici sono anche musicali”. 

Al cinema da chi le piacerebbe essere diretta, prima  o poi? 

“Sogno di lavorare con  Paolo Virzì  perché mi piace come racconta le donne”. 

Agi